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Bocciato il referendum sulla Cannabis, il referendum è «inammissibile»

É stato bocciato il referendum sulla Cannabis, Corte Costituzionale lo ha dichiarato inammissibile. Lo ha annunciato lo stesso presidente della Consulta Giuliano Amato al termine della Camera di consiglio.

É stato bocciato il referendum sulla Cannabis, Corte Costituzionale lo ha dichiarato inammissibile. Lo ha annunciato lo stesso presidente della Consulta Giuliano Amato al termine della Camera di consiglio. Amato ha spiegato che così come era stato formulato il quesito avrebbe portato «alla violazione di obblighi internazionali» e avrebbe prodotto «l’inidoneità allo scopo». Secondo il presidente della Corte «il quesito referendario non era sulla cannabis ma sulle droghe pesanti, insistendo sui quei commi dell’articolo 73 del testo unico degli stupefacenti che non contenevano la cannabis, ma facevano riferimento a sostanze che includono papavero e coca, da qui la violazione di obblighi internazionali». Immediata la reazione di Riccardo Magi, +Europa, tra i promotori del referendum: «È un colpo durissimo per la democrazia in Italia. Sicuramente la Corte ha fatto quello che il presidente Amato aveva detto che non avrebbe fatto: cercare il pelo. Alcune delle motivazioni riportate hanno dell’incredibile».

L’intento del comitato promotore era invece quello di non fare entrare nel circuito penale la coltivazione della cannabis, chiedendo l’abrogazione dall’articolo 73 del verbo «coltiva». In questa maniera – secondo i promotori – si sarebbe depenalizzata la coltivazione delle piante di cannabis e di conseguenza si eliminava la pena relativa, la reclusione da 2 a 6 anni. Il quesito aveva anche una parte amministrativa che eliminava la sanzione di sospensione della patente di guida oppure il divieto di conseguirla per un periodo fino a tre anni. La coltivazione della cannabis non avrebbe avuto limiti. Per questo referendum il comitato promotore aveva raccolto oltre 630 mila firme, tra fisiche e digitali. Con questo referendum il comitato promotore riteneva che legalizzare il consumo della cannabis – considerata droga leggera – fosse lo strumento giusto per colpire le filiere di spaccio e concentrare le azioni repressive sulle organizzazioni criminali violente. Inoltre ritenevano che criminalizzando i consumatori si generava il sovraffollamento delle carceri italiane. Il presupposto da cui partivano è che l’abuso di cannabis non produce più effetti nocivi dell’abuso di sostanze perfettamente legali come alcol e tabacco.

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Bocciato il referendum sulla Cannabis: le ragioni del Comitato dei no

detrattori del referendum sono invece convinti che legalizzare la cannabis equivalga a promuovere il consumo di stupefacenti. Per loro non esistono le droghe leggere e le droghe pesanti, ma soltanto le droghe che sono tutte dannose. Per questo ritengono che non si possa avallare l’ipotesi di uno Stato che si volta dall’altra parte quando si parla di salute dei cittadini, soprattutto in età evolutiva. Secondo il Comitato del no il referendum sulla depenalizzazione della cannabis persegue un fine incostituzionale e anche un’opportunità di business.

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