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Cannabis per sostituire altri farmaci: lo fa più della metà dei pazienti

Leggiamo insieme un approfondimento di Martina Sgorlon, pubblicato su Cannabis Terapeutica, che ci racconta come sia sempre più diffusa l’abitudine di sostituire farmaci a base di oppiacei con prodotti contententi cannabis.

Cannabis per uso terapeutico contro l’epidemia di oppiacei: qual è la situazione attuale

Da alcuni anni si sta assistendo a un cambiamento del punto di vista globale sulla cannabis, soprattutto per uso terapeutico. Da una parte è stata prevalentemente associata a un uso ricreativo e, spesso, problematico. Dall’altra è sempre più considerata una valida opzione per il trattamento di numerose condizioni mediche: dal dolore cronico all’epilessia passando per la nausea e le conseguenze della chemioterapia.

Ed è proprio il suo utilizzo sempre più diffuso come medicinale che sta portando a mutazioni politiche, verso posizioni più permissive, in numerose aree del mondo.

I risultati positivi emersi dagli studi sul campo e una sempre maggiore apertura verso le terapie a base di cannabis hanno portato, nell’ultimo decennio, a un aumento notevole del suo utilizzo sia come medicinale prescritto che come medicinale non prescritto. Una svolta che ha numerose conseguenze positive anche dal punto di vista sociale se messa in relazione con quella che, è stata definita una vera e propria epidemia di oppiacei che causa ogni anno migliaia di morti.

Cannabis per sostituire farmaci oppiacei: lo studio dell’Università di Aarhus

È in questo contesto che si inserisce un recente studio condotto dai ricercatori dell’Università di Aarhus, in Danimarca, nato con l’obiettivo di analizzare più nel dettaglio la panoramica relativa all’utilizzo di cannabis per sostituire altri farmaci. Tra i dati analizzati e pubblicati sull’Harm Reduction Journal: chi sostituisce i farmaci da prescrizione con la cannabis, il tipo di farmaci da prescrizione sostituiti, il tipo di cannabis utilizzato e l’impatto che la sostituzione con la cannabis ha sull’uso di farmaci su prescrizione, nonché i motivi della sostituzione in termini di effetti sperimentati ed effetti collaterali.

Per lo studio, intitolato Exploring the use of cannabis as a substitute for prescription drugs in a convenience sample e basato su un sondaggio anonimo, i ricercatori si sono basati su un campione di convenienza autoselezionato e reclutato attraverso i social media, i media pubblici e le organizzazioni di pazienti.

I dati raccolti

Il campione finale ha coinvolto, attraverso un sondaggio anonimo, 2.841 intervistati over 18, di cui la maggioranza (91%) usava cannabis non prescritta e più della metà (54,6%) aveva usato cannabis terapeutica allo scopo di sostituire un farmaco prescritto dal proprio medico.

Rispetto agli utenti non sostitutivi, gli utenti sostitutivi, secondo il sondaggio, sono in prevalenza donne che utilizzano la cannabis per il trattamento del dolore cronico e di altre condizioni somatiche. Gli antidolorifici (67,2%), gli antidepressivi (24,5%) e i farmaci per l’artrite (20,7%) sono i tipi più comuni di farmaci sostituiti. Tra gli utenti sostitutivi, inoltre, il 38,1% ha segnalato la cessazione dell’uso di farmaci da prescrizione (in prevalenza oppioidi) e il 45,9% una sostanziale diminuzione del loro consumo.

Il tipo più frequente di cannabis utilizzato per sostituire altri farmaci è invece l’olio di CBD (65,2%), seguito da “hash, pot o skunk” (36,6%). Più della metà (65,8%) ha inoltre riscontrato che le terapie a base di cannabis si sono rivelate molto più efficaci rispetto ai farmaci da prescrizione e l’85,5% degli intervistati ha affermato che gli effetti collaterali associati all’uso di farmaci da prescrizione erano nettamente peggiori rispetto a quelli provocati dal consumo di cannabis terapeutica, quando presenti.

Cannabis per sostituire altri farmaci: i risvolti sociali

L’approvazione di leggi statali favorevoli alla cannabis medica negli Stati Uniti è spesso associata anche a un minor numero di ricoveri e ospedalizzazioni correlate all’utilizzo scorretto, all’abuso e all’overdose causata da tali farmaci; il tutto seguito dalla diminuzione dei costi sanitari correlati al loro utilizzo.

Secondo uno studio condotto da ricercatori italiani e intitolato Do-It-Yourself medicine? The impact of light cannabis liberalization on prescription drugs, infatti, dopo la legalizzazione della cannabis light (con meno dello 0,6% di THC) nelle farmacie italiane si è registrata una notevole diminuzione nelle vendite di ansiolitici (-11,5%), sedativi (-10%) e antipsicotici(-4,8%), affiancata a una moderata diminuzione delle vendite di oppioidi (-1,2%), antidepressivi (-1,2%), antiepilettici (-1,5%) e farmaci per l’emicrania (-1%).

In quest’ottica, una sempre maggior diffusione e prescrizione delle cure a base di cannabis medica potrebbe portare a importanti e positivi risvolti anche nel nostro Paese.

Fonte: Cannabis Terapeutica

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